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Il portico di Corona era il luogo in cui si svolgevano le discussioni più importanti della vita pubblica di Teora: il blog vuole essere la trasposizione virtuale di quel luogo che il terremoto ha cancellato e nessuno ci ha restituito...
Perchè io non voto...
post pubblicato in Diario, il 1 luglio 2008


 Quanto tempo è che non votate alle politiche???

Sono praticamente certo che la maggior parte di voi risponderà al quesito contando i mesi passati dalle ultime elezioni politiche. Io, invece posso fermamente ed, orgogliosamente aggiungerei, affermare che non lo faccio dal II Governo Berlusconi, ovvero due tornate elettorali fa.

La cosa può, ovviamente, interessarvi fino ad un certo punto: un bel chi se ne frega può starci bene; ma se questo mia infinitesima azione si traduce a livello nazionale in un 19,5% (http://www.cattaneo.org/pubblicazioni/analisi/pdf/Analisi_Cattaneo_Politiche2008_Astensionismo.pdf) di non votanti tra gli aventi diritto, forse forse qualche considerazione bisogna farla…

Come mai tanta gente è talmente disaffezionata alla politica da non voler nemmeno recarsi alle urne per esprimere il proprio parere? E’ forse giunta a maturazione l’idea che la Democrazia è una forma di governo che sfocia pian piano nell’oligarchia? Per quanto concerne me, questa è una delle risposte. Se volete altre notizie, leggete questo articolo apparso sul sito del Corsera(http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_22/focus_posto_parlamento_06a6e2f4-27cf-11dd-b97e-00144f02aabc.shtml):

Un posto in Parlamento aumenta il reddito del 78%

Un terzo di laureati in meno del 1948

«Spirito di servizio». Non c’è deputato o senatore, ministro o sottosegretario, che non giuri con tono solenne di far politica solo per questo: «Spirito di servizio». Manco fossero tutti emuli di Alcide De Gasperi che per andare alla Casa Bianca si fece prestare il cappotto da Attilio Piccioni. Sarà... Ma i numeri dicono che l’elezione al Parlamento ha sempre meritato il «cin cin» con lo spumante migliore: coincideva infatti con un aumento medio del reddito personale del 78%. A Roma! A Roma!

Oddio, una volta era un po’ diverso. Nel 1983, un quarto di secolo fa, chi sbarcava a Montecitorio o a Palazzo Madama vedeva i suoi guadagni salire mediamente del 33%. Un incremento buono, ma ridicolo rispetto alla botta di vita dei successori. Chi diventò parlamentare nel 1996 si ritrovò in tasca, in media, addirittura il 109,2 per cento in più di quanto aveva dichiarato l’anno precedente. Al punto che, dopo aver assaggiato tutte le leccornie del Palazzo, quelli che hanno via via deciso per loro scelta (e non perché trombati) di tornare al mestiere di prima sono diventati più rari del dugongo. Perfino gli imprenditori, una volta «discesi in campo», scelgono nella misura del 37% di lasciar perdere quanto facevano per restare sui diletti scranni. Per non dire dei medici (che decidono di rimanere in politica e non rientrare nei reparti o negli ambulatori nel 45% dei casi), dei giornalisti (44%), degli autonomi (49%), degli operai (61%) o dei rappresentanti di categorie professionali: solo uno su cinque rientra nell’ufficio da cui proveniva, sei su dieci si avvinghiano al seggio e non lo mollano più.

Lo dice la ricerca formidabile di un gruppo di economisti: Antonio Merlo, della University of Pennsylvania, Vincenzo Galasso della Bocconi, Massimiliano Landi della Singapore Management University e Andrea Mattozzi del California Institute of Technology. Si intitola «Il mercato del lavoro dei politici » e accenderà sabato mattina il dibattito, a Gaeta, sul tema «La selezione della classe dirigente ». Un convegno promosso dalla «Fondazione Rodolfo Debenedetti» che ruoterà poi intorno all’altra metà del tema, vale a dire «La classe dirigente imprenditoriale», studiata da Luigi Guiso, dell’Istituto Universitario Europeo, insieme con tre docenti della London School of Economics, Oriana Bandiera, Andrea Prat e Raffaella Sadun.

Un dato: la «fedeltà» alla famiglia proprietaria dell’azienda conta così tanto, da noi, da rovesciare il rapporto che vale in tutto l’Occidente, dove contano i risultati: da uno a tre a tre a uno. Un altro: dei manager italiani, quelli che lavorano in Lombardia sono il 42%, nel Sud il 5. Una sproporzione apocalittica. Che preannuncia un futuro di nuvoloni neri neri.

Ma torniamo ai politici. Dice la ricerca, coordinata come l’altra da Tito Boeri, il docente della Bocconi animatore de «lavoce. info», che prendendo in esame tutti gli eletti dal 1948 al 2007 non ci sono dubbi: la classe parlamentare della Prima Repubblica era nettamente migliore. Certo, la percentuale di donne è nei decenni triplicata, pure restando lontana da quella dei paesi europei più avanzati. Ma il livello qualitativo, per non dire della «freschezza» generazionale, si è drammaticamente abbassato: «I nuovi deputati erano più giovani e più istruiti durante la prima repubblica. L’età media in cui si entrava in parlamento era di 44,7 anni, contro i 48,1 anni della Seconda. La percentuale dei nuovi eletti in possesso di una laurea è significativamente diminuita nel corso del tempo: dal 91,4% nella I Legislatura, al 64,6% all’inizio della XV Legislatura».

Un crollo di 27 punti. Che risulta ancora più vistoso e preoccupante nei confronti internazionali. Come quello con gli Stati Uniti dove, al contrario, i laureati presenti in Parlamento sono saliti dall’88% al 94%. Trenta punti sopra di noi. C’è poi da stupirsi che l’università (e non parliamo della scuola) sia sprofondata nel pressoché totale disinteresse dei governi al punto che nelle classifiche internazionali del Times di Londra e della «Shanghai Jiao Tong University» non riusciamo a piazzare un solo ateneo tra i primi cento e neppure uno del Mezzogiorno nei primi trecento?

Scrivono Merlo e i suoi colleghi che quasi due parlamentari su tre «rimangono in Parlamento per più di una legislatura, anche se solo uno su dieci vi rimane per più di 20 anni» e che «dopo l’uscita, il 6% va in pensione, quasi il 3% in carcere, ma quasi uno su due rimane in politica». Spiegano inoltre che, per quanto siano difficili questi calcoli, alcuni «indicatori di qualità » (e cioè il livello d’istruzione, il grado di assenteismo e la «abilità intrinseca di generare reddito nel mercato del lavoro») consentono di affermare non solo, come si diceva, che la classe politica attuale è più scarsa di quella precedente al 1993. Ma che la statura dei nostri parlamentari d’oggi è inferiore anche professionalmente, nella vita privata, a quella dei loro predecessori. Quelli, nei loro mestieri da «civili», stavano tutti (dalla Dc al Msi, dal Psi al Pci) al di sopra della media nelle rispettive professioni. Questi, con la sola eccezione di Forza Italia (+0,04) stanno mediamente al di sotto.

Eppure, via via che calava la loro statura culturale, politica, manageriale, sono stati sempre più benedetti da un acquazzone di denaro. Quante volte ci siamo sentiti dire «faccio politica per passione perché economicamente guadagnavo di più prima»? Falso. Dati alla mano, quelli che nella Prima Repubblica ci perdevano a fare il deputato anziché il medico, il notaio o l’avvocato erano il 24% dei democristiani, il 21% dei socialisti, il 19% dei repubblicani... Oggi sono solo il 15% degli azzurri, l’11% degli ulivisti, l’8% dei neo-democristiani, il 6% dei nazional-alleati. Gli altri, a partire dai rifondaroli per finire ai leghisti, ci guadagnano e basta. E tanto.

Dal 1985 al 2004, dice la ricerca curata dal gruppo che ruota intorno a «lavoce.info», l’approdo sugli scranni delle Camere «è stato particolarmente redditizio. Infatti, il reddito reale annuale di un parlamentare è cresciuto tra 5 e 8 volte più del reddito reale annuale medio di un operaio, tra 3,8 e 6 volte quello di un impiegato, e tra 3 e 4 volte quello di un dirigente». Di più: grazie alla possibilità di cumulare altri lavori, esclusa salvo eccezioni in paesi seri come gli Stati Uniti, «dalla fine degli anni ‘90, il 25% dei parlamentari guadagna un reddito extraparlamentare annuale che è superiore al reddito della maggioranza dei dirigenti». Quanto al «prodotto», lasciamo stare. È così scarso, rispetto alle remunerazioni, da aver creato un paradosso. Forse, ironizzano gli economisti, è per colpa dell’ «aumento dell’indennità parlamentare che ha portato in Parlamento persone le cui maggiori competenze erano altrove nel mercato del lavoro, ma non in politica ». Un gentile eufemismo per non parlare di certi somari incapaci di fare qualunque altro mestiere se non quello del politico a tempo pieno. Certo è, suggeriscono, che «per ridurre quest’effetto di selezione avversa si potrebbe eliminare il cumulo dei redditi dei parlamentari con gli altri redditi, come già avviene negli Stati Uniti, e indicizzare l’indennità parlamentare al tasso di crescita dell’economia. Ciò consentirebbe anche di aumentare l’impegno parlamentare dei deputati, poiché in media ogni 10.000 euro di extra reddito si riduce la partecipazione in Parlamento dell’1%». Avete letto bene: chi col secondo mestiere prende 50mila euro in più lavora il 5% in meno, chi ne guadagna 100mila il 10% e così via. Morale: vuoi vedere che per far lavorare di più certi assenteisti cronici occorre farli guadagnare di meno?

Ora, non vorrei fare il verso a Grillo, ma ormai politici di millenaria presenza hanno un po’ rotto le balle con i loro privilegi ed il loro fancazzismo mascherato da lavoro intellettuale. La vita politica attiva porta dei vantaggi che, a prescindere da quelli economici, si traducono in un capitale relazionale capace di resistere ben oltre la quinquennale legislatura; il tutto senza considerare il fatto che prestigio e potere sono altri parametri che certamente aumentano il fascino e la convenienza di un posto da parlamentare. Lo spirito di servizio di cui si parla nel giuramento non è che una paraculata bella e buona; e la cosa mi rattrista ancora di più se pensate a quanta gente sia morta pur di darci un Governo democratico, persone che ci credevano sul serio, non millantatori in cerca di potere.

E poi per chi votare? Per una destra (nel mio caso) prostrata a sua maestà Berlusconi e pronta a scendere a patti con persone che portano il simbolo della secessione fino in parlamento; ma come? Proprio la destra che era uscita indenne dalla I Repubblica perché non aveva le mani nella sua pasta, la stessa destra che dovrebbe essere massima garante dell’unità nazionale ? Naa, non fa per me (ovviamente non è che a sinistra ci sia di meglio…).

Ecco spiegati i motivi del non voto. L’unico vero appunto che sento di farmi e di fare a chi ha scientemente deciso di non andare a votare è quello di lasciarsi palleggiare da destra e sinistra, pronte ad accaparrarsi la percentuale di votanti non votanti. Ci sarebbe bisogno di organizzarsi, di far sentire la propria voce che è sicuramente forte e veemente almeno quanto quella di coloro che la croce sulla scheda l’hanno messa: una voce che, probabilmente, si è rotta le scatole di non avere rappresentanti e che pian piano si sta muovendo…(http://www.iononvoto.it)

Pavelpep




permalink | inviato da ilportalediteora il 1/7/2008 alle 21:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
Europeo finito...
post pubblicato in Diario, il 23 giugno 2008


 

Roberto Donadoni consolato dai tifosi alla Malpensa. ApCASA AZZURRI? NO, AZZURRI A CASA…

E vabbè, i Campioni del Mondo sono usciti dall’Europeo. Dobbiamo pur farcene una ragione, dopo tutto non possiamo mica sempre vincere noi, no?

La cosa fa rabbia, ovvio; ancor di più perché in realtà questo è un Europeo senza padrone: forse solo la Spagna che, guarda caso ci ha battuto (anche se dal dischetto…), non ha avuto cali durante il torneo; le altre compagini semi-finalisti hanno tutte collezionato la propria personale figurella nel girone di qualificazione, a testimonianza del fatto che anche l’Italia stava bene tra le finaliste.

Anzi, a mio parere siamo fuori pur avendo la squadra potenzialmente migliore; è vero, l’assenza di Cannavaro pesava ed ha pesato, ma non ricordo grossi svarioni della coppia Chiellini-Panucci.

No, non era una questione di uomini, almeno non solo. E' vero alcuni erano fuori forma, ma molte delle scelte del nostro CT sono state discutibili. Di Natale è stato un punto fermo della sua Nazionale per tutto il biennio, ma Donadoni l’ha fatto fuori alla prima stecca, riproponendolo poi per mezz’ora in una partita molto delicata come quella di ieri; il modulo adottato contro gli spagnoli lasciava moto spazio sulle fasce dove David Silva ha fatto e difatto nei buchi dei mancati raddoppi; Perrotta, spentissimo e fuori forma, è stato utilizzato in una posizione sì uguale a quella della Roma, ma senza la possibilità di sfruttare il movimento delle ali che Spalletti ha a disposizione; Camoranesi, altro punto fermo di una nazionale priva di idee senza Pirlo, è stato lasciato a languire in panca, cambiando, però, la partita al suo ingresso (magari farlo giocare dall’inizio al posto di Perrotta?); Borriello è stato portato solo per mettere in mostra Belèn, visto che poteva tranquillamente entrare al posto di un irriconoscibile Luca Toni ed invece è rimasto a farsi le sopracciglia con Del Piero.

Detto ciò, c’è da dare a Donadoni quello che è di Donadoni: le parate più importanti portano la firma in calce di Iker Casillas, autore di miracoli, e Toni ha tolto a Grosso la possibilità di sparare a colpo sicuro di fronte alla porta spagnola… Supergigi si è limitato a qualche uscita ed a una mezza papera, ma la Spagna non ha fatto molto, tranne che tirare da fuori. E’ vero che il pallino del gioco l’ha sempre avuto in mano la formazione di Aragones, ma non poteva essere diversamente: non si poteva andare a spron battuto a pressare gli Spagnoli, ci avrebbero fatti secchi lanciando Torres e Villa negli spazi (anche se non mi aspettavo certo di vedere la nazionale accennare il pressing solo a dieci metri dall’area di rigore come è accaduto…).

In tutta sostanza abbiamo perso un Europeo che era senza dubbio alcuno alla nostra portata. E se è vero che le prestazioni contro Olanda e Romania non sono state un granchè, è anche verissimo che è abbastanza complicato partire da -1 gol in ogni partita di un girone, il più difficile dell’Europeo, che ne contempla solo 3.

Ora dobbiamo pensare ad un mondiale da difendere, consci che la magia di Berlino si sta dissolvendo e del fatto che molti degli eroi di quel mondiale, come Materazzi, Zambrotta, Gattuso, Cannavaro cominciano a manifestare i segni del tempo che passa. Sarà necessario svecchiare la rosa, mantenendo, però l’identità e lo spirito di gruppo che ci hanno portato fino a conquistare la Coppa due anni fa. I vari Rossi, Montolivo, Giovinco, sembrano pronti, ma è la difesa a preoccupare: tra le nuove leve, vedo solo Santacroce come buon centrale, ma il resto è mediocrità assoluta… Per non parlare di cosa c’è dietro Buffon: il nulla.

La cosa che più mi preoccupa, però, è che Mancini è senza squadra: aiuto!!!!!!!!!!!!




permalink | inviato da ilportalediteora il 23/6/2008 alle 22:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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post pubblicato in Diario, il 17 giugno 2008


 

Ricominciamo!

E’ tanto che non scrivo, speriamo di non aver perso la mano.

Come ho detto più volte, partecipando ad un altro blog avente radici geografiche simili, il fatto di essere lontano dal paese ancor di più di quanto lo sia stato normalmente, non mi permette di avere notizie di prima mano su Teora e quanto vi succede. In particolare, non posso più fiutare nell’aria quelle sensazioni e tendenze che ti fanno sedere ad una scrivania e scrivere al pc.

Dato che, però, un blog può avere varie discussioni ed argomenti, perchè fermarsi solo alle polemiche locali e non provare a spaziare a 360° su tutte quello che possa venire in mente?

Durante il periodo delle Amministrative i blog teoresi, ben tre, erano più che seguiti nonchè sistematicamente aggiornati dai rispettivi owner. Adesso la situazione è di molto cambiata: da un lato, due dei tre blog languono nel dimenticatoio per i motivi più disparati; dall’altro sull’unico blog ancora running, ed a dire il vero anche quello meno invischiato nelle polemiche elettorali, molti di quegli attivi e colmi di fervore partecipanti alle discussioni latitano, come se solo la puntura della polemica suscitasse in loro il prurito necessario ad accedere alla rete. La cosa è in realtà triste, perchè la rete, se ben usata, può essere di una potenza inaudita: dalle discussioni e dai confronti possono nascere idee, proposte, movimenti, domande, tutti ingredienti necessari ad una crescita emotiva ed intellettuale che solo la dialettica permette. Ma internet va ancora oltre: rompe gli schemi della tradizionale comunicazione, abbatte le barriere della timidezza, del tabù, dello “scuorno” e del timore reverenziale: questo, se usato col dovuto rispetto, può permettere a voci solitamente inascoltate di dire la propria con impatti di democratica potenza molto lontani dalle maniere di amministrare contemporanee (ad un macro e micro livello, chiaramente).

L’idea è quindi di usare il blog per scrivere tutto quello che mi passa per la testa ogni volta che ne avrò voglia, con la speranza che gli altri due fondatori dello stesso diano, ogni tanto, una mano (conflitti di interesse permettendo...).

Il tutto sempre, sperando, che qualcuno venga a leggere il blog, chiaramente!


Pavelpep




permalink | inviato da ilportalediteora il 17/6/2008 alle 18:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
post pubblicato in Diario, il 12 aprile 2007


Altra schifezza in arrivo e, stavolta, il compostaggio non c’entra (Comme fanno a piglia' suonno quann' e' 'a sera dint' 'o lietto?)

Era tanto che non scrivevo su questo blog; un po’ perché la lontananza non mi permetteva di respirare quell’aria necessaria per comprendere le sensazioni del momento, un po’ perché mancavo di notizie, un po’ perché il tempo a mia disposizione va ahimè pian piano scemando.

Devo confessare che gli eventi che si consumano quotidianamente a Teora, di cui mi giungono notizie praticamente solo da vocirpine, un po’ la voglia di scrivere me la stanno facendo perdere: l’odio, l’ancien regime imperante, la voglia di mantenere lo status quo e non guardare oltre il proprio naso, l’invidia verso persone che qualcosa nella vita l’hanno fatta, la corsa alla distruzione dell’avversario politico (ma avversario de che?) a tutti i costi mi hanno fatto pensare molte volte di mandare tutto a quel paese e non perdere neanche cinque minuti per scrivere le mie personalissime e modeste opinioni. Non fosse perché sono convinto che il blog venga letto in Comune e che quindi qualcuno molto in alto passi un po’ del suo prezioso tempo per leggere le fesserie che scrivo, forse avrei già smesso. Purtroppo o per fortuna, la voglia di esporre ciò che penso è, oggi, talmente tracimante da farmi approfittare di una mezza giornata libera per scrivere quattro righe, spinto dall’ennesima schifezza che si è consumata nel paese che di schifezze ultimamente ne colleziona tante. Non parlo di immondizia e compostaggio, altro discorso; mi riferisco alla voce, che spero sia realmente tale e basta, che mi è giunta all’orecchio nel mio purtroppo brevissimo soggiorno teorese.

Tutti sanno della tragedia che ha colpito una famiglia Teorese qualche mese fa, privandola, assieme a tutto il paese, di una figura importante e carismatica. Come al solito la comunità, o quel brandello che ne resta, si è stretta attorno ai congiunti colpiti da cotanto dolore, manifestando un senso di solidarietà che pareva francamente dimenticato. Falsi, senza cuore ed inetti (alcuni). Perché? Perché certamente qualcuno di quelli che ha pianto davanti a tutti, che è andato a “fare visita”, che ha stretto la mano sul sagrato della chiesa alla moglie sconvolta, ha ben pensato di farsi riconoscere come discendente della stirpe di Giuda presentando ricorso per la pensione (assegnata o da assegnare non lo so) in favore della famiglia del nostro cittadino scomparso. Non voglio entrare nel merito della questione dell’assegnazione della pensione, di cui non so nulla, ma un atto tanto spregevole merita di essere rimarcato. Solo pensare che tra i teoresi ci siano persone tanto grette, meschine e senza cuore, dà i brividi. Spero tanto che chiunque si sia macchiato di un atto così disumano non abbia figli o nipoti: cosa può mai insegnare, che esempio può dare, che mostri può partorire? Spero anche che prima o poi non resista alla tentazione di sputare in faccia alla figura che incontra ogni mattina al bagno facendosi la barba. Che alla base di un gesto del genere ci siano motivazioni politiche non voglio neanche pensarlo, anche se spesso a pensar male ci si azzecca …

Siamo arrivati ad un punto davvero tragico, il peggio sembra non avere davvero mai fine, la comunità si sgretola e nessuno fa niente o tutti fanno finta di niente, con la cittadinanza che non si rende conto di ciò che accade e in cosa si sta trasformando: un mostro che non ha pietà neanche dei propri fratelli.

Me dispiace sulamente
Ca l'orgoglio 'e chesta gente
Se murtifica ogni juorno
Pe' 'na manica 'e fetiente
Ca nun teneno cuscienza
E nun teneno rispetto
Comme fanno a piglia' suonno
Quann' e' 'a sera dint' 'o lietto
Dint' 'o lietto dint' 'o lietto
Quann' e' 'a sera dint' 'o lietto
Dint' 'o lietto dint' 'o lietto
Quann' e' 'a sera dint' 'o lietto




permalink | inviato da il 12/4/2007 alle 18:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
post pubblicato in Diario, il 27 dicembre 2006


Finalmente il pallone!!!

 

<<…m’ha ditt quidd ca vol iucà >>, << ma face semp tard!!! >> << c’è posto per me? >> << con gli elementi che ci sono ‘sta partita non dura nemmeno mezz’ora>> << ma ioca pur lu fuchist? >>..…

Le frasi continuavano ad alternarsi nel bar di Marcello, mentre i soliti noti stilavano la lista delle convocazioni per la partita natalizia sul “Chirico” di Teora.

Mancava, mancava da troppo tempo l’atmosfera che solo una partita di calcio in paese può dare; perché il calcio  ha la straordinaria capacità  di rappresentare, nelle sue molteplici sfaccettature, la realtà sociale degli “stakeholder” del pallone. Così il tifo napoletano è caldo e ossessivo, valvola di sfogo per una città stracarica di problemi; così le società inglesi sono molto “british”, organizzate e funzionanti alla perfezione; e così il calcio  a Teora è sfottò, sbruffonagine, ricordi del passato e puleje…Quando, poi, scendono in campo anche le vecchie (abbastanza) glorie (un po’ meno…) lo spettacolo è assicurato: c’è chi cerca di catechizzare in più giovani col proprio bagaglio di esperienza e chi prova a far cose che neanche a vent’anni gli riuscivano. Fantastico.

Poi si sa, in un paese ci si conosce tutti e, di conseguenza, si conoscono anche le particolari caratteristiche tecniche di ognuno: chi fa piroette e veroniche sul pallone, ma resta sempre lì; chi parla sempre in campo; chi si lamenta per i falli; chi non ha piedi nobilissimi; e così via.

Un altro spettacolo è fornito dagli spettatori, quelli che guardano; magari persone che non hanno mai dato un calcio al pallone, ma che martellano le scatole del povero Cristo che sbaglia un controllo, un tiro, un passaggio. E lo sfottò per uno stop errato o un gol sbagliato può durare tantissimo, resta nella memoria collettiva con conseguente stigma negativo per il malcapitato.

In ogni caso l’atmosfera che si crea attorno ad una partita di calcio in paese è sempre e comunque qualcosa di unico, un momento di aggregazione che poche altre manifestazioni sono in grado di creare. Peccato non averli avuti per tutti questi anni…

 

<< ahia, fallo >> << Pascà, ma quanne maje, nun t’aggio tuccat, aggio pigliat lu pallon >> << ma tiè, guarda che me fatt >> (mostra la gamba) << ma vafangul Pascà >> (pallone scalciato via con rabbia)…

Che bello! Bentornato pallone nel posto dove sei più di casa!




permalink | inviato da il 27/12/2006 alle 11:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
mò vene Natale..
post pubblicato in Diario, il 17 dicembre 2006


Si avvicinano le vacanze natalizie, e per molti teoresi che stanno fuori ci si prepara a tornare per passare con i propri cari il Natale. Io sono già arrivato a Teora, e cercherò di fare un rapido quadro della situazione per preparare chi sta per tornare.

1) Il 20 e il 29 dicembre ci sono i primi due spettacoli teatrali del cartellone predisposto dall’Assessorato alla Cultura; tra gli attori Maria Amelia Monti, Gianfranco D’Angelo, Anna Mazzamauro; costo dell’abbonamento: 40 euro per diversi spettacoli, 11 euro a spettacolo.

2) Si sta profilando l’apertura di una nuova sede per l’Associazione Giovani di Teora; si tratta dello spazio sottostante il Centro Anziani, lungo i viali.  E' una cosa importante, anche se l’idea è di cambiare un po’ le attività rispetto a quelle che si svolgevano nella vecchia sede.

3) Anche se i campionati delle squadre di calcio teoresi osserveranno, dopo il 23, una pausa per le feste, speriamo che nel nuovo campo sportivo sia possibile organizzare qualche partitella collettiva, come ai vecchi tempi.

Questo è un breve quadro di quello che chi torna può aspettarsi per le vacanze di Natale 2006.
Quest’anno è stato veramente duro per Teora, lacerata da una tornata elettorale al veleno e da lutti improvvisi e dolorosi come quello di Vincenzo Martino e Mauro Viviani.
Tra le altre cose, le suore che animavano insieme ad altri laici l’Azione Cattolica se ne sono andate.
Voci da Teora attraverso un delicato periodo di riflessione e c’è molta incertezza sul suo futuro.
Anche la Pro Loco ha cambiato presidenza, e il testimone è passato da Stefano Farina a sua moglie Giuliana.  

La Bitron Sud, un’azienda metalmeccanica che operava nell’area industriale di Morra, ha chiuso i battenti licenziando 50 persone, tra cui 7 teoresi.

Una teorese, Rosa Casciano, è stata candidata alla Camera, alle elezioni dello scorso aprile.
Anche a Teora, come nel resto della Campania, si è vissuta l’ormai perenne emergenza rifiuti; intanto si discute di ampliamento del compostaggio e di parco eolico, con vivaci polemiche.
Tra maggioranza e minoranza consiliare si va avanti a colpi di querele e denuncie. Il 23 novembre è stato inaugurato il nuovo campo sportivo, in erbe sintetica e  con nuove strutture, con la partenza della scuola calcio intitolata a Mauro Viviani, alla quale molti bambini teoresi sono iscritti.

E' partita una nuova forma d'informazione e discussione, quella dei blog; ha iniziato il sottoscritto con Teoraventura, molto frequentato durante le elezioni amministrative, e poi hanno giadagnato il loro spazio Il portale di Teora e Vocirpine.
Insomma, questo è il sintetico quadro di Teora a fine 2006, almeno, come la vedo io. Ognuno può trarre le sue conclusioni e fare i suoi bilanci; ognuno può aggiungere altri tasselli a questo puzzle, per disegnare la Teora del 2006 e immaginare quella del 2007.
Buone feste.


Teoraventura




permalink | inviato da il 17/12/2006 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
post pubblicato in Diario, il 23 novembre 2006




Non servono altre parole...



permalink | inviato da il 23/11/2006 alle 20:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
Teora come Buenos Aires: ecco la "Bumbunier"!!!
post pubblicato in Diario, il 16 novembre 2006


Finalmente, ci siamo, Teora avrà quello che alcuni hanno addirittura definito uno "Stadio" a tutti gli effetti, una bomboniera che tutta l'irpinia ci invidierà. D'altro canto è risaputo, tutti i paesi piazzano un campo di calcio proprio al centro al posto di un parco, un giardino, una piazza; in tutti i luoghi e con tutti gli amministratori si costruisce un campo di calcio mettendoci anni per compiere dei lavori che necessiterebbero di alcuni mesi; dovunque si sbaglia prima la quadratura e poi addirittura le misure del campo di calcio senza, tra l'altro, che i responsabili vengano rintracciati ed inchiodati alle proprie responsabilità. Vergogna!!! Vergogna davvero. Ci ritroviamo con un paese che non ha una piazza, ma ha un bel manto verde (artificiale) del tipo guardare, ma non toccare; non toccare, sì, perchè l'erba sinetica non è mica la terra battuta: dimenticate il vecchio campo di calcio sfruttato a 360° ed in ogni momento della giornata; ora ci sarà un custode (la butto lì, appartenete alla solita "cerchia"?) che controllerà l'accesso al campo: è una bomboniera non la vogliamo mica rovinare!!! Vergogna! Tanti anni e tanti soldi per avere un campo dove, per l'incompetenza dei nostri tecnici ed amministratori, non si potranno disputare più che incontri di prima categoria. Mi si potrebbe obiettare che la strada non permetteva un ulteriore ampliamento...e a maggior ragione, dico io, il campo non doveva essere rifatto lì! Una cosa però va detta, a onor del vero, il campo è davvero bello...ma sarà ancora bello quando inizierà a presentare chiazze dovute all'usura? Chi pagherà in quel momento? Ancora il Comune=noi?Che bello...tanto nelle casse Comunali ci sono talmente tanti soldi, e le transazioni concordate lo dimostrano, che possiamo strafregarcene che nel frattempo anche la piazza sta cadendo a pezzi, che il corso è da rifare, che il palazzo scolastico per poco non produceva una tragedia, che gli spogliatoi già cominciano a perdere l'intonaco. Trovo giusta la tanto sbandierata presenza di De Mita all'inaugurazione di questo monumento all'inutile. Mi spiace, invece, che debba portare il nome di un grande cittadino teorese. Da oggi in poi alla "Bombonera" (stadio del Boca) di Buonos Aires farà da corrispettivo in Italia la "Bumbunier de Teor", giusto simbolo dell'inadeguatezza ed incompetenza ( i fatti parlano chiaro...) di chi l'ha voluta e dell'incapacità dei teoresi di guardare oltre il proprio piccolissimo orticello. Auguri!

Pavelpep

P.S.: qualcuno ha pensato che il campo è infiammabile e che si trova vicino alle "teglie"?




permalink | inviato da il 16/11/2006 alle 19:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa
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